Album foto viaggio con Shaula3 Luglio-Agosto 2018

Viaggio coste spagnole a bordo di Shaula dell'amico Danilo Baggini (Luglio-Agosto 2018)

giovedì 17 novembre 2011

Mindelo

Ho lasciato Mindelo due giorni fa e sono nel mezzo del nulla, abbonacciato, con Ulyxes che rolla e beccheggia, con l'attrezzatura che geme, stride, cigola, batte, insomma un concerto di rumori di tutti i generi. L'intenzione e' di fare rotta Sud fino ad incontrare gli alisei di SE e poi fare rotta su Salvador. Ci son da fare, a volo d'uccello, circa 1800 miglia per una durata prevedibile che puo' andare da 20 a 30 giorni, dipendera' dai venti naturalmente, e da quanto sara' estesa la fascia delle calme equatoriali, si parla comunque di varie centinaia di miglia senza vento, salvo nei temporali, che sono circoscritti ma possono portare venti fini a 40 nodi. Intanto sono gia' in condizioni di calma da ora, se il buongiorno si vede dal mattino.... E allora parliamo di queste isole di Capo Verde che ho appena lasciato. Comincio col dire che non ero intenzionato a fermarmici. Avevo molte riserve basate su racconti poco incoraggianti di molti navigatori che avevano avuto brutte esperienze nei loro scali. Un mio caro amico, anche lui navigatore solitario, svariati anni fa e' stato rapinato di tutti i suoi dollari, tanti, proprio mentre era all'ancora a Mindelo. Anche i portolani, tutti piuttosto datati va detto, non sono molto teneri sotto questo punto di vista. Quindi capirete che le mie riserve non erano peregrine. Poi accade che a Las Palmas mi capita di parlare con un norvegese che tiene la barca proprio a Mindelo. Mi parla di una situazione molto migliorata e di un marina moderno e ben gestito e sicuro, insomma mi convince a provare. Del resto uno stop a Mindelo toglie circa 850 miglia alla traversata atlantica e questo non e' poco. Insomma, com'e' come non e', eccomi in vista dell'isola di S.Vincente, dove sorge Mindelo. L'avvicinamento mostra una costa aspra, scura e brulla. Queste isole sono di natura vulcanica e nascono direttamente dal fondo dell'oceano, piove poco e gli alberi sono una rarita'. Mindelo sorge in una insenatura naturale molto bella e ben protetta in qualsiasi condizione meteorologica, e' forse il porto migliore dell'intero arcipelago. Per entrare in porto bisogna aggirare l'estremita' nord della baia e qui comincia una sarabanda di raffiche di vento incredibili. Ero all'erta perche' e' questo un fenomeno conosciuto, ma non me lo attendevo cosi' intenso. Malgrado la velatura ridotta la raffica, improvvisa e violenta, faceva coricare la barca in maniera esagerata, durava poco, ma nel mentre tutto cio' che dabasso non era piu'che assicurato volava via. Ho avuto il mio daffare a domare Ulyxes che nelle raffiche si imbizzarriva come un cavallo balzano, a cercare di capire dove stava il marina, a preparare la barca per l'ormeggio. Comunque con un po' di fatica e dopo un po' di peregrinare su' e giu' per il porto, il solito fischio da un pontile mi fa capire dove dovevo ormeggiare. Un inciso, credo che i baldi giovanotti che vengono assunti nei marina di mezzo mondo facciano una prova attitudinale di fischio, se non sono capaci di fischiare come un bovaro della Maremma, o, per dire di un nome conosciuto, come il Trap di buona memoria, non li assumono. 
Comunque obbedisco al fischio, accosto e ormeggio senza problemi. Il marina e' effettivamente moderno ed efficiente. Non ho ancora terminato di rassettare la barca che il primo capoverdiano, un buon diavolo peraltro, si fa avanti per offrirmi collaborazione per qualunque necessita' io abbia. Questa della continua offerta di aiuto, non disinteressato naturalmente, sembra essere uno sport nazionale. Come vi vedono, con evidentemente l'aria non locale, non foss'altro che per questione di colore di pelle, siete immediatamente approcciati. Chiedono a volte danaro, oppure si offrono di accompagnarvi e cosi' via. I due episodi piu' pittoreschi mi sono accaduti proprio nel vialetto di ingresso del marina, vialetto che si immette direttamente sul lungomare, il punto piu' centrale di Mindelo. Il giorno stesso dell'arrivo mi carico la busta dei rifiuti della barca e cerco dove liberarmene. Appunto nel vialetto ci sono i cassonetti, all'interno di una recinzione. E' gia' un po' scuro e mi avvicino al cancelletto della suddetta recinzione. Mi si para davanti un ragazzotto che voleva la mia busta dell'immondizia. Davvero ero sorpreso, che se ne fara' della mia busta delle immondizie? in posti cosi' cerco sempre di non pormi in situazione di conflitto con sconosciuti. Ma era proprio buffo. 
Perche' mai avrei dovuto dare il sacchetto a costui? Con un mezzo sorriso rifiuto di darglielo, apro il cancelletto con la tessera magnetica del marina, butto la busta e vado via richiudendo il cancelletto. Avrei capito il giorno dopo quando, uscendo presto dal marina, ho visto che il cancelletto era aperto e due o tre ragazzotti frugavano dentro i cassonetti. Il ragazzo che si offriva di buttare l'immondizia per me in effetti mirava a che io gli aprissi il cancelletto e me ne andassi, lasciandolo quindi libero di frugare. Cosa fa la poverta'. Oppure la sera prima che me ne andassi. Esco per il solito vialetto con l'intenzione di passeggiare sul lungomare e fermarmi da qualche parte per una birra. Arrivato sul lungomare mi fermo, esito, davvero non so dove andare e a fare che cosa, ci sono parecchi giovanotti in giro, tutti con l'aria di non aver altro da fare che guardarsi intorno. Poco invitante. Decido di tornarmene in barca. Giro i tacchi e sento una voce femminile " Hello!". Io faccio finta di non aver sentito, e accelero il passo. Di nuovo "Hello! Piu' vicino di prima. Io nulla, continuo verso l'ingresso del marina sperando di guadagnarlo al piu' presto. "Hello!" ancora, e siccome me lo ha detto quasi dentro l'orecchio, non potevo piu' ignorare la questione. Mi volto e la donzella mi fa, in inglese " Dove stai andando?". Io provo grande fastidio ad essere apostrofato da sconosciuti per strada, in piu' da una signorina le cui benemerenze erano evidenti. Penso un attimo alla risposta, non deve essere offensiva perche' nessuno puo' prevedere i successivi sviluppi. Deve essere tale da troncare pero' ogni seguito. La risposta e' stata un lapidario " It's not your business" ovvero " Non sono affari tuoi". La donzella assume un'aria delusa, bofonchia un "Excuse me" e va via. Pero' accanto a questi aspetti, peraltro non inaspettati, ve ne sono altri piu' positivi, come i miei acquisti di frutta e verdura (poca perche' scarseggia anche quella) al mercato e per strada. Erano solo donne a vendere, per lo piu' vecchiette. Un po' a gesti, un po' in italiano, spagnolo, portoghese, con molti sorrisi, alla fine ci intendevamo e in alcune situazioni l'abbiamo finita a ridere di gusto per la situazione che si creava nel capire fischi per fiaschi. Questo e' un aspetto che la gente per strada mostra spesso, allegria e sorriso, c'e' tanta poverta' ma non miseria miserabile. E la loro musica che danno per radio e' dolce e melodiosa, gradevolissima. Insomma Mindelo che impressione mi ha fatto? E' Africa ma con un po' di speranza negli occhi. 

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